Non è vero che - 2 - I figli sono tutti uguali

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The singing Scott Brothers - Wikimedia Commons

 

Come i cittadini alla legge, così i figli sono uguali agli occhi di mamma e papà. Questa convinzione diventa un imperativo per un genitore al giorno d’oggi che lo porta a temere di sbagliarsi e sentirsi in colpa o accusato di far favoritismi.

Ci sono state epoche lontane in cui il primogenito ereditava tutto, castello o maso chiuso, e gli altri erano destinati a carriere alternative, tipicamente in convento o nell’esercito. Le sorelle erano invece da accasare, in convento o presso altre famiglie con cui legare patti di sangue e parentela, sperando di non dover spendere troppo per la dote.

Ancora adesso però ci sono differenze, l’ordine di nascita rischia allora di essere automaticamente anche ordine gerarchico e la differenza di genere diventare differenza in opportunità di sviluppo e carichi di lavoro. E questa tensione tra spinte ancestrali alla differenza e valori attuali che spingono all’uguaglianza rendono difficile gestire con equilibrio le dinamiche tra fratelli e tra genitori e figli.

L’argomento si fa ancora più spinoso se la famiglia condivide l’attività d’impresa, dove il criterio del merito spinge a voler distinguere e premiare chi ha più competenze e capacità, identificare chi è il leader che dovrà guidare l’impresa creando tensioni poco facilmente conciliabili.

 

Posizioni e responsabilità, retribuzioni e benefit diventano allora terreno di equivoci per la mancanza di confronti chiari e sereni. Aspettative non esplicitate portano a conflitti difficilmente sanabili che minano serenità in famiglia e allineamento in impresa. La soluzione è tanto semplice quanto difficile da mettere in pratica: comunicazione efficace e regole chiare sono la soluzione a tanti problemi che assillano le imprese di famiglia.

Ma ancora più efficace è quando riusciamo ad andare oltre la dimensione del merito e guardiamo il gruppo famigliare come una identità imprenditoriale e il gruppo aziendale come una identità sociale.

 

Allora cominciamo ad uscire dalla modalità difensiva e competitiva, cominciamo a preoccuparci di mettere a disposizione le nostre competenze, i nostri talenti al servizio del gruppo, in famiglia e nell’impresa. Una verità che troppo facilmente scontiamo come idealista, l’unica però che veramente funziona. E se funziona in famiglia si crea un esempio virtuoso e potente per tutti i collaboratori dell’impresa.

 

Perché questo funzioni è fondamentale allinearsi e condividere direzione, identità e valori.

Direzione come stella polare, come motivazione profonda del servire come individui il gruppo e come il gruppo il mondo esterno. Quale è lo scopo del nostro agire? Come possiamo contribuire a fare del mondo un posto migliore?

Solo in questo modo troviamo una identità condivisa, un noi che aggrega e per il quale siamo disposti a sacrificare noi stessi. Direzione e Identità danno ordine ai valori, le regole che scegliamo per non perdere la bussola e condividere il cammino.

 

Un lavoro che non è per nulla scontato e che deve vedere tutti i membri condividere il progetto. Il consenso diventa la chiave, la scelta individuale del progetto collettivo.

E questo vuol dire arrivare all’ultimo paradosso: lasciar andare per poter attrarre.

E allora i figli non sono uguali? No, non lo sono. Hanno le loro personalità e le loro capacità e la sfida più grande che abbiamo come genitori e ancora di più se siamo imprenditori, è aiutarli a mettersi in gioco, a mettere in gioco i talenti che hanno e ad assicurare loro il nostro supporto senza che questo diventi quella gabbia dorata che limita il loro sviluppo e la loro responsabilità.

Queste dinamiche sono alcune delle più importanti sfide delle famiglie imprenditoriali. Ecco perché FBU ha costruito un kit di strumenti dedicato.

 

Scarica gli strumenti per la famiglia

 

Luca Marcolin

Author: Luca Marcolin